Revolutionary Road di Richard Yates, meglio il libro o l’audiolibro?

Paolo Orsini • 6 settembre 2022

Ho letto il capolavoro dello scrittore americano Richard Yates e poi ho avuto la possibilità di ascoltarlo in audiolibro; mi sono chiesto cosa fosse preferibile, se non vuoi impegnarti per due volte con la stessa opera. 

Ad essere pignoli, se vogliamo fare entrambi le cose, consiglierei prima l’ascolto dell’audiolibro e poi l’approfondimento dei contenuti per mezzo del libro, che ti permette una permanenza sul testo impossibile con l’audiolibro. Nel caso di Revolutionary Road, sono in possesso di edizioni di primissima qualità. L’audiolibro è a cura della Emons Audiolibri, che vanta in scuderia una serie di attori di prim’ordine, in questo caso la lettura è affidata a un bravissimo Adriano Giannini, che riesce a caratterizzare la moltitudine di personaggi, maschili e femminili, con una maestria tale che nei dialoghi, a volte serrati, capisci perfettamente a quale personaggio l’attore si riferisce. 

L’edizione cartacea è della Minimum Fax, Collana “I Quindici” nel caratteristico formato 14,5 x 20,00 copertina rigida, già di per sé piacevole a tenerlo tra le mani e con una grafica davvero originale. L’edizione è arricchita da una prefazione dello scrittore americano Richard Ford, che dichiara di essere stato influenzato nella sua scrittura dal maestro Yates, e come Yates può annoverare il romanzo Sportswriter, così come lo è Revolutionary road tra i migliori 100 romanzi in lingua inglese pubblicati tra il 1923 e il 2005, secondo la rivista americana Time. Segue un profilo bio-bibliografico scritto dallo stesso Yates, direi una perla, per perlustrare, con poche parole, le debolezze, le gioie, le paure, in un approfondimento esaustivo della personalità dell’autore. Nell’appendice ci sono interessanti contributi extra, uno ancora scritto da Yates sulle sue influenze letterarie, dove si citano, tra gli altri, il Grande Gatsby e Madame Bovary. E ancora: un intervento di Blake Bailey "Un cantore di vite insoddisfatte", biografo di Yates; infine, uno scritto di Monica Shapiro Yates, figlia di Richard, in merito alla trasposizione cinematografica di Revolutionary road, con Leonardo di Caprio e Kate Winslet, che successivamente a questo film, assolutamente da vedere, saranno celebrati a livello mondiale con il dramma del Titanic. Insomma, nell’edizione cartacea della Minimum Fax ci sono davvero tanti ingredienti per avere un’idea esauriente dell’arte letteraria di Richard Yates, però, allo stesso tempo, non voglio fare a meno di gustare la bravura recitativa di Adriano Giannini, per questo il mio verdetto, almeno per quest’opera è: ascoltate l’audiolibro e leggete il libro!

Siamo nella primavera-estate del 1955 nella zona residenziale di Revolutionary Hill, nel Connecticut occidentale e la vita della giovane famiglia Wheeler – April, Frank e i loro due bambini – viene profondamente sconvolta, senza un chiaro motivo, ma nulla tornerà più come prima. Importante, per capire le tematiche alla base del romanzo, la collocazione ambientale della vicenda: la periferia suburbana, quelle zone cuscinetto – monotone, stereotipate e narcotizzanti – che si trovano tra le esperienze vivaci e stimolanti della città o della campagna. Simbolo di questa posizione è una “finestra panoramica” che i due coniugi hanno in salotto e che permette loro di dominare la zona, vedere tutte la varie villette dei vicini, tutte uguali, abitate dall’americano medio degli anni cinquanta, ancora alle prese con i postumi della guerra, con una vita monotona, piena di desideri irrealizzati, sogni abbandonati, alla ricerca spasmodica soltanto della sicurezza, del benessere, della stabilità, in attesa dello sviluppo della tecnologica, che di lì a qualche anno farà il suo dirompente ingresso nella vita di tutti giorni degli americani. Invece, in Revolutionary Road, April e Frank non fanno altro che bere e fumare, parlare di niente con gli amici, recriminare sui progetti non realizzati, tentare ad ogni costo di mantenere lontana la frustrazione dell’inesorabile perdita della giovinezza. In particolare, April ha avuto un clamoroso fiasco in un’opera teatrale, mettendo fine alla sua carriera di attrice, del resto mai decollata. Cenette alcoliche con i vicini amici, nel tentativo di affrontare con una pseudo-cultura il decadimento di una vita sempre più monotona e insulsa, alla ricerca di un futuro, di qualcosa di meglio da fare, Yates è un maestro nel descrivere queste situazioni, la frustrazione per il crollo del sogno americano, anche i personaggi degli altri suoi racconti, in particolare Undici solitudini, descrive questo senso di frustrazione pesante e invalidante. La solitudine è un ennesimo leitmotiv del romanzo. Tutti i personaggi di Yates seppur circondati da persone e affetti, sono disperatamente soli e alla ricerca della felicità.

Così Frank cercherà di superare questa frustrazione con le infedeltà coniugali, mentre Whiler vuole trasferirsi in Europa, a Parigi, una vera e propria fuga dalla realtà quotidiana e dalle responsabilità. Frank ha l’opportunità di fare carriera quindi il trasferimento in Europa viene rimandato, fino a quando Whiler resterà incinta e nel tentativo di abortire, morirà. Tutto va in malora, fino alla catastrofe finale, in una sola estate, profumata, calma, con le visite dei vicini che portano dolci e convenevoli. 

Revolutionary Road, pubblicato agli inizi degli anni sessanta, ottenne un immediato successo da parte di critica, ma non di pubblico, che lo riteneva troppo crudo e poco rassicurante, soprattutto perché criticava quegli stereotipi della perfetta e borghese life americana, che stava tanto a cuore a governi e intellighenzia. Con il passare degli anni la situazione non migliorò, Yates continuò a pubblicare sporadicamente, il romanzo diventò conosciuto soltanto tra gli scrittori e non il grande pubblico. Per questo Yates venne etichettato come “lo scrittore per gli scrittori”, ma dagli anni 2000, in occasione del quarantennale della sua prima pubblicazione fu di nuovo lanciato e finalmente ha trovato la giusta collocazione tra i maestri del Novecento letterario americano e mondiale.  


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