Gli amici intellettuali e la Firenze di Ottone Rosai in mostra al Museo Novecento
La pittura di Ottone Rosai evoca una comunità inquieta,
che condivide un’umanità segnata dalla fatica di esistere
e dalla necessità di credere ancora nella poesia.

Ottone Rosai, attraverso le sue opere pittoriche, è capace di trasformare la città di Firenze in poesia universale e il percorso della mostra lo mette bene in evidenza attraverso i volti degli amici e le figure della quotidianità.
Firenze, ritratta attraverso gli occhi del suo grande maestro, diventa un paesaggio interiore e teatro di esperienze condivise. Infatti, i luoghi dipinti da Ottone Rosai appaiono allo spettatore non come semplici vedute: le strade, le colline, i monumenti e le case isolate di Firenze diventano spazi interiori, organismi vivi con cui l’artista intreccia un rapporto fisico e morale.
Le tele su Via di San Leonardo, dipinta sia di giorno che di notte, le basiliche e le chiese, Palazzo Vecchio e i margini urbani più nascosti, mostrano una città lontana dall’idealizzazione, carica di pathos e di tensioni tra luce e ombra, stabilità e precarietà, appartenenza e solitudine.
L’amicizia con letterati, poeti, editori e artisti non è per Ottone Rosai un semplice sfondo biografico, ma un intenso spazio di confronto e formazione, che incide direttamente sulla sua visione del mondo e sulla concezione dell’arte come esercizio di sincerità.
Anche i luoghi sono inseparabili dalle persone che li hanno attraversati e dalle parole che li hanno raccontati: scrittori, poeti e amici condividono con lui una stessa vitalità, fatta di camminate notturne, incontri nei caffè, stanze di lavoro e periferie osservate senza filtri ideali.
Moltissimi i ritratti presenti nella mostra tra cui Eugenio Montale, Mario Luzi, Giorgio De Chirico, Elio Vittorini, Carlo Bo, Piero Bigongiari, Enrico Vallecchi e Giuseppe Ungaretti, tavole tutte dello stesso piccolo formato a dimostrazione di un atteggiamento del pittore neutrale e rispettoso.

Le persone care emergono dai dipinti come presenze silenziose, ma cariche di affetti, di spessori morali, portatrici di verità profonde, quasi sempre però velate di malinconia. Anche le lettere dell’artista rivelano legami vissuti come necessari, talvolta salvifici, talvolta dolorosi.
Rosai ha già potuto dimostrare che soltanto ispirandosi a la vita che si vive giorno per giorno, vi può essere una forma d’arte seria ed espressiva, viva e vitale. Ardengo Soffici
Il Lascito Rosai del Museo Novecento e la Collezione Alberto Della Ragione, riuniti per la prima volta in un’unica esposizione, testimoniano la centralità di Firenze nel contesto artistico del Novecento, valorizzando la relazione tra passato e presente, tra memoria e innovazione artistica, confermando il ruolo di crocevia tra cultura e laboratorio creativo.
Completa l’esposizione una selezione di documenti provenienti dall’ Archivio Bonsanti del Gabinetto Vieusseux. Inoltre, la mostra costituisce un importante raccordo tra le collezioni civiche fiorentine e la figura dell’artista tedesco Georg Baselitz, protagonista di una grande mostra nelle altre sale del Museo Novecento e grande estimatore di Ottone Rosai, le cui opere ammirò durante il suo primo soggiorno a Firenze nel 1965.
Sorgerà un artista come una brutta giornata. Di dolore avrà fatta la vita, continuo, infinito, per non poter giungere a dare con la sua opera la pace né a sé né agli altri. Non conoscerà compromessi: tra i suoi atti e la sua arte tutto sarà coerenza.
Unico tormento: l’arte. Sola preoccupazione: donare. Ottone Rosai.

Dice Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento: “Fin dal 2018, quando sono arrivato a dirigere questo museo, ho avuto sempre in mente di valorizzare le opere di Ottone Rosai appartenenti alle collezioni civiche.
In prima battuta era per me importante rispettare l’accordo fra gli eredi e l’amministrazione comunale di Firenze, che si basava sulla necessità di esporre in modo permanente le opere donate, oggi parte delle collezioni civiche. Così è stato fatto, attraverso l’allestimento, al terzo piano, di una sala riservata esclusivamente a questa Raccolta.
Un altro punto fondamentale del mio lavoro è consistito nel valorizzare alcune delle bellissime opere di questo importante artista appartenute ad Alberto Della Ragione, esponendole al secondo piano nell’ambito di un rinnovato progetto museologico.
Terzo punto: attendevo l’occasione giusta per riunire in una sola mostra i due corpi, quello della Collezione Della Ragione e quello delle opere conservate nello studio dell’artista al momento della sua morte e generosamente donate alla città di Firenze dagli eredi, al fin di esaltare questo cospicuo patrimonio.
E l’occasione è giunta con la mostra di Georg Baselitz, artista tedesco di grande importanza che da sempre ha manifestato un grande interesse per le poesie visuali e pittoriche di Rosai. Fu in un ristorante che il maestro Baselitz scoprì Ottone Rosai, come ha ricordato in una recente intervista: "Se in quel locale avevo in mano una foto o un catalogo di Rosai, il cameriere veniva e diceva: “Oh, Ottone Rosai”. Tutti conoscevano Ottone Rosai; fuori dalla città, invece, nessuno."
Dall’analisi delle circa 70 opere esposte in mostra emergono con chiarezza i due filoni principali della pittura di Ottone Rosai: da una parte i luoghi fiorentini (architetture, chiese, paesaggi senza tempo come vigne e uliveti), dall’altra la comunità di amici e intellettuali che hanno mantenuto viva la tradizione rinascimentale fiorentina.
Quindi l’opera di Ottone Rosai rimane ancora oggi profondamente legata sia ai volti delle persone a lui care, sia ai luoghi di Firenze, dove essi vivono. L’amicizia con artisti e intellettuali rappresenta lo stimolo fondamentale che influenza marcatamente la sua visione artistica.
Firenze, e le persone che la abitano, diventa così una geografia affettiva molto partecipata, carica di tensione morale, di complessità esistenziale, di umanità sofferta. Questo rapporto viscerale con uomini e spazi viene dipinto da Ottone Rosai con le pennellate della sua inconfondibile cifra stilistica fatta di autentica poesia pittorica.
Rosai è volentieri nottambulo. La notte, per un teppista come lui,
è il tempo più propizio all’attacco e allo sfruttamento della Poesia. Ardengo Soffici.










