La galleria delle celebrità del Novecento di NICKOLAS MURAY

Paolo Orsini • 5 febbraio 2026

Uno dei fotografi più importanti del Novecento, quello che meglio ha saputo narrare il glamour del sogno americano

Nickolas Muray – Celebrity Portraits, allestita a Palazzo Ducale di Genova dal 16 ottobre 2014 al 6 febbraio 2015, è stata la prima monografica dedicata in Italia al fotografo statunitense di origini ungheresi, famoso per aver fotografato celebrità hollywoodiane, come Marilin Monroe, Greta Garbo, Liz Taylor, Marlene Dietrich, Vivien Leigh, Gloria Swanson. Ma anche dive del cinema muto come Norma Shaerer, Florence Reed, o grandi danzatrici dei primi anni del Novecento come Anna Duncan, Marta Graham, Doris Humphrey, molti famosi attori, registi, campioni dello sport. 

Come dice Solomon Grimberg, curatore della mostra di Genova e di questo bel catalogo della Skira: “Per tutta la vita Muray fu un tipo ribelle e testardo che ebbe sempre ben chiaro in mente come voleva che fosse la sua vita e che lavorò instancabilmente per realizzare quella visione. E non ci fu ostacolo che non riuscì a superare. Affascinato dalle arti visive, a poco a poco affinò il suo obiettivo sviluppando una competenza ai massimi livelli. Le esperienze che lo plasmarono durante l'infanzia, non tutte positive, si ritrovano nelle sue opere più significative. Egli seppe infatti metterle a frutto non solo per produrre opere d'arte che, nell'allora nascente società dei consumi, ebbero la seduzione del canto di una sirena, per quanto ingenuo, ma anche per affrontare i suoi demoni personali".

Fortunatamente per me la fotografia non è stata soltanto una professione, ma anche un contatto fra le persone, uno strumento per capire la natura umana e fissare, se possibile, il meglio di ciascun individuo (Nicklos Muray).

Il suo primo incarico fu per la prestigiosa rivista americana “Harper’s Bazaar” e dopo qualche anno passò al gruppo Condé Nast e fu uno dei più celebri ritrattisti della rivista "Vanity Fair". Si è impegnato per molto tempo nella fotografia pubblicitaria, realizzando campagne che colpirono l’immaginario di tutto il mondo (significative le campagne per le sigarette, in particolare Lucky Strike e Chesterfield con attrici del calibro di Marlene Dietrich).

Come fotografo fu sempre scrupoloso, attento alle novità tecnologiche, pronto a qualsiasi sperimentazione. Aveva un rapporto maniacale con la tecnica fotografica, orientato costantemente alla perfezione. Curava fino alla pignoleria pedante la realizzazione della scenografia o il rapporto con il soggetto umano, che doveva essere sempre messo a proprio agio (spesso fotografava senza farsene accorgere da chi ritraesse, usando una pompetta che teneva dietro la schiena per azionare lo scatto della macchina fotografia). 

“Il mio cosiddetto metodo – dice lo stesso Muray - per riprendere i singoli fotogrammi della danza o una singola posa cominciava mentre eseguivo l'intera procedura seguendo il grammofono. Selezionavo alcune pose che ritenevo rappresentative dell'atmosfera, della linea e della bellezza di ogni numero. In questo modo avevamo i momenti alti, era come montare una bobina di un film selezionando le inquadrature giuste. In tutti i danzatori riscontravo una caratteristica comune che era l'autocritica. Quelli bravi non erano soddisfatti di una buona esecuzione, ma solo del massimo o del meglio che potevano dare. Oltre all'autocritica avevano un'altra cosa in comune, la vitalità”.

“La macchina fotografica può diventare un mezzo di espressione artistica non inferiore al pennello del pittore, ma solo quando la mettiamo al nostro servizio – continua Muray. - In altre parole, se vogliamo ottenere un prodotto unico, dobbiamo far sì che la macchina fotografica e tutti i suoi processi siano soggetti al nostro controllo e ai nostri personali desideri, altrimenti non è nient'altro che uno strumento meccanico per produrre immagini convenzionali e non artistiche”.

Un episodio particolarmente significativo nella carriera di Nickolas Muray fu l'incontro con Claude Monet. Muray fotografò il celebre pittore francese nel 1926 a Giverny, il piccolo villaggio in Normandia dove Monet visse e lavorò per molti anni. Approfittando della luce naturale e dell'atmosfera unica del giardino, Muray immortalò Monet nel suo ambiente più intimo, circondato dai suoi celebri fiori e dai ponti che spesso comparivano nei suoi quadri. Questo servizio fotografico, realizzato con grande discrezione e rispetto per il maestro impressionista, rappresenta una delle testimonianze visive più preziose pochi mesi prima della morte di Monet.

Non ci sono fonti storiche che attestino una relazione sentimentale tra Nickolas Muray e Marilyn Monroe. La connessione tra i due si limita al rapporto professionale, ma da alcuni documenti personali conservati si capisce che ebbero anche un rapporto di natura personale. L'amicizia particolare fra Nick e Marilyn fu scoperta solo dopo la morte di Muray, quando la moglie Peggy trovò nel suo portafogli una fotografia della Monroe nuda con la seguente dedica: “a Nick, è stato un vero piacere ‘lavorare’ con te, spero di rifarlo presto, Marilyn”. 

Oltre alle sue celebri collaborazioni con le stelle di Hollywood, una delle storie personali più intriganti della vita di Nickolas Muray fu la sua relazione con Frida Kahlo, la famosa pittrice messicana. I due si conobbero nel 1931 a New York, quando Frida accompagnò il marito Diego Rivera in occasione di una mostra. Iniziò così una relazione intensa, fatta di passioni, lettere e incontri tra New York, Parigi e Città del Messico, che proseguì, tra alti e bassi, per circa un decennio nonostante i rispettivi legami sentimentali.

Nick non fu soltanto un amante, ma anche amico e confidente per Frida. Attraverso il suo obiettivo, immortalò la pittrice in alcuni dei ritratti fotografici più iconici che conosciamo, contribuendo in modo significativo a plasmare l’immagine pubblica di Frida Kahlo. Le fotografie realizzate da Muray mettono in risalto la forza e la vulnerabilità di Frida, la sua profonda identità messicana e la sua unicità artistica.

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