Una storia che dal passato ci racconta il presente per affrontare il futuro.

Paolo Orsini • 5 aprile 2026

Un romanzo che ci insegna a mantenere la speranza per il futuro

anche durante le tragedie più dolorose.

Come ci informa Nicoletta Verna nelle note in appendice al libro, la storia della ragazzina Sirio è del tutto inventata, ma prende spunto da un fatto vero e reali sono alcuni personaggi che lei incontra nel corso delle sue avventure.

Il romanzo è una carrellata di storie di ragazzi, dal loro punto di vista ingenuo ma schietto e spontaneo, per questo ci apre il cuore e ci fa sognare, anche se tratta delle terribili vicende della Seconda Guerra Mondiale ambientate tra Fiesole e Firenze in un tempo della storia di pochi mesi.

Nicoletta Verna ci fa sapere che si è sentita in dovere di fare un omaggio alla città di Firenze, lei che è nata a Forlì ma che da 25 anni vive e lavora a Firenze come editor della Casa Editrice Giunti.

La protagonista Sirio nasce e cresce a Fiesole, ma il suo sogno è quello di vedere Firenze, che all’epoca per una ragazzina era un vero proprio viaggio avventuroso. Infatti, per pura combinazione, realizzerà il suo sogno in una data simbolica: quella del bombardamento del 25 settembre 1943 della Stazione Campo di Marte di Firenze da parte di 36 aerei britannici, che fecero 215 vittime. 

Lo sguardo di Sirio sulla guerra non è edulcorato - non è nello stile della scrittrice - semmai mette in risalto il concetto che la guerra è schifosa e la fanno soltanto gli adulti; ma il romanzo non è pessimistico: Sirio, anche nei momenti per lei più brutti, non perde mai la speranza, la certezza che la guerra finirà e lascerà il posto alla rinascita e al bene dell’umanità.

Nel romanzo di Nicoletta Verna Firenze è un personaggio, non è una città da cartolina, ad uso e consumo dei turisti, ma è un corpo vitale anche se ferito, è una comunità che respira, che soffre e gioisce delle piccole cose che la guerra non contamina di morte; una città dove si ritrova, in alcune zone, il sentimento antifascista forte e sentito, ma in altre anche l’odioso collaborazionismo con i nazifascisti.

Per alleggerire e sdrammatizzare la narrazione, basta l’atteggiamento dei bambini e degli adolescenti che non si schierano da una parte o dall’altra, ma, soprattutto di Sirio, che si posiziona sempre e comunque verso la pietà, la neutralità, vera alfiere della pace e di un sentimento umanitario sincero e compassionevole. 

Le scelte di Sirio sono animate dal buon senso, è un'adolescente priva di stereotipi e di pregiudizi e lo dimostra quando la banda di ragazzini di cui lei è il capo (di solito i capi sono maschi, ma anche qui i componenti della banda non sono condizionati e accettano una femmina come capo) scopre che nel Castello di Vincigliata, vicino Fiesole, c’è un mostro. In realtà è un soldato tedesco ferito che lì si nasconde. Sirio decide, anche se è “il nemico” di aiutarlo lo stesso, perché è “un essere umano”.

Sirio non è un’eroina santa, anzi è una bugiarda cronica, è contradditoria, ma è personaggio vivo, schietto, mente “perché la verità fa schifo”. L’autrice ha esplorato questo rapporto tra verità e menzogna in modo significativo: Sirio è bugiarda, ma usa la menzogna per crearsi un mondo più rassicurante di quello in cui sta vivendo.

Ogni suo gesto acquista un grande spessore perché lei capisce, a volte senza rendersene conto, quale sia la cosa giusta da fare. Anche se è una tredicenne, questo personaggio attira con una forza vitale molto potente, proprio perché incarna la spensieratezza e la genuinità del fanciullo che noi adulti abbiamo perduto.

Altro interessante rapporto che l’autrice esplora a fondo è quello tra Sirio e Margherita, che assume un ruolo fondamentale nel percorso di crescita della protagonista. Margherita rappresenta per Sirio una figura di riferimento e, in alcuni momenti, quasi materna; è colei che le offre un rifugio emotivo e uno spazio dove poter esprimere la sua immaginazione e le sue insicurezze. La loro relazione è fatta di complicità, ma anche di tensioni: Sirio cerca in Margherita una guida, qualcuno che la aiuti a decifrare una realtà spesso ostile e segnata dalla menzogna.

Margherita, a sua volta, accoglie le fragilità di Sirio senza giudizio, comprendendo che la menzogna e la fantasia sono strumenti di sopravvivenza per la bambina. Insieme, costruiscono un universo alternativo, più luminoso e sopportabile rispetto a quello reale, segnato dalla guerra e dalla perdita. Il loro legame si rafforza proprio nell’affrontare le difficoltà, e permette a Sirio di maturare, passando dall’infanzia alla consapevolezza adulta, grazie anche al supporto e all’affetto di Margherita.

Nicoletta Verna ha scritto una storia capace di toccare le corde più profonde dell’animo umano. Il romanzo offre un ritratto autentico della crescita, della complessità dei sentimenti e della ricerca della verità, attraverso personaggi vividi ma imperfetti come Sirio, che ci ricorda quanto sia importante preservare la spontaneità e la genuinità tipica dell’infanzia, quanto sia importante il valore dell’empatia e della fantasia come strumenti per affrontare le difficoltà della vita.

L’inverno delle stelle di Nicoletta Verna è un romanzo consigliato a chi cerca una lettura che non si limiti a raccontare una storia, ma che sappia anche offrire una prospettiva nuova sul mondo, sul coraggio di essere sé stessi e sull’importanza di aiutare gli altri senza pregiudizi. 

Le foto sono relative alla presentazione del romanzo L’inverno delle stelle di Nicoletta Verna avvenuta sabato 21 marzo 2026 nella sala storica Dino Campana della Biblioteca delle Oblate di Firenze, a cura di Stefania Costa con l’intervento della professoressa Micaela Frulli dell’Università di Firenze, letture e brani musicali di Letizia Fuochi

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