GIOVANNI BOLDINI il maestro del ritratto della Belle Époque

Paolo Orsini • 20 gennaio 2026

Il percorso espositivo ripercorre l’evoluzione della pittura di Boldini attraverso il tema della bellezza, in particolare quella femminile

"La seduzione della pittura" è la nuova grande mostra dedicata a Giovanni Boldini aperta al pubblico fino al 2 giugno 2026 negli spazi della Cavallerizza di Piazzale Verdi a Lucca. Curata da Tiziano Panconi, l’esposizione riunisce oltre cento opere provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private, tra cui le Gallerie degli Uffizi e il Museo Giovanni Boldini di Ferrara, con l’intento di celebrare il “maestro del ritratto della Belle Époque”.

Giovanni Boldini. La seduzione della pittura è la nuova grande mostra prodotta da Contemplazioni, aperta al pubblico dal 2 dicembre 2025 al 2 giugno 2026 negli spazi della Cavallerizza di Piazzale Verdi a Lucca che presenta più di cento opere provenienti da collezioni pubbliche e private, tra cui le Gallerie degli Uffizi e il Museo Giovanni Boldini di Ferrara, con l’intento di celebrare il “maestro del ritratto della Belle Époque”.

“Le donne di Boldini”, spiega il curatore Tiziano Panconi, “sono nature flessuose e disinibite che mostrano senza reticenza un modello di bellezza erudito e, spogliandosi, affermano la loro autodeterminazione di individui maturi ed emancipati, pienamente consapevoli della propria femminilità”.

Accanto ai dipinti di Boldini, la mostra riunisce opere di importanti artisti a lui contemporanei, tra cui Odoardo Borrani, Vittorio Matteo Corcos, Giuseppe De Nittis, Vincenzo Gemito, Paul César Helleu, Antonio Mancini, Telemaco Signorini e Federico Zandomeneghi.

Questo percorso espositivo, oltre a offrire una ricca contestualizzazione del panorama figurativo tra Ottocento e Novecento, permette di avere uno sguardo d’insieme sui sessant’anni di attività di Giovanni Boldini e sulla sua vicenda artistica e umana che incarna perfettamente lo spirito del suo tempo.

Il viaggio della mostra percorre l’intera carriera dell’artista: dalle “tavolette” d’interno del periodo fiorentino, quando Boldini lavorava con i Macchiaioli (1864–1870) alle raffinate e luminose scenette realizzate nei primi anni parigini durante il periodo Goupil (1871–1878), fino alle femmes fatales (1879–1891) da lui definite “divine”, ritratte spesso a grandezza naturale, motivo di per sé sufficiente per non perdere questa occasione di visitare la mostra di Lucca.

Articolata in sei sezioni, la mostra prende avvio dalle opere fiorentine, tra cui il Ritratto di Vittorio Emanuele II, presentato per la prima volta al pubblico, e il ritratto dell’amico Cristiano Banti ne Nello studio del pittore.

Il percorso prosegue al Café de la Nouvelle Athènes, luogo di ritrovo degli Impressionisti, che diventa lo scenario de In conversazione, opera raramente esposta nella quale Boldini raffigura la compagna Berthe accanto all’amante Gabrielle de Rasty, moglie del conte Costantin. La scena, carica di eleganza e sottile complicità, affascina per l’intensità narrativa e psicologica, evocando atmosfere da romanzo decadente.

Sfilano poi le donne desiderate e immortalate dal pittore: dall’attrice Alice Regnault alla contessa Berthier de Leusse, dalla principessa Eulalia di Spagna alla celebre Mademoiselle de Nemidoff, protagoniste di opere di altissimo livello qualitativo che testimoniano il respiro internazionale delle committenze

Nella ricca galleria dei ritratti trovano spazio anche opere di artisti italiani attivi a Parigi, è La fille de Théodora (1893), rarissima opera della pittrice Juana Romani, figura brillante sulla scena artistica fin de siècle, la cui carriera si affermò rapidamente a Parigi prima del suo drammatico epilogo.

La mostra evidenzia inoltre i legami con le coeve esperienze artistiche italiane, dimostrando come il clima della Belle Époque non fosse limitato a Parigi, ma si riflettesse anche nei raffinati salotti della provincia lucchese. Ne sono esempio le luminose figure femminili di Edoardo Gelli o la protagonista de L’incontro di Luigi De Servi (1906), colta in un sorprendente controluce.

Il percorso si completa con una raffinata sezione di opere su carta. “Nei preziosi fogli rappresentanti femmine emancipate, dalle personalità esuberanti, o altri grandi artisti come Whistler, Degas, Helleu o De Nittis, emergono vortici di segni graffianti, linee parallele o convergenti, traiettorie, schizzi e sviluppi incompiuti attraverso i quali Boldini coglieva al volo l’attimo fuggente, quell’istante in cui l’espressione dei volti era emblematica, la mimica e la gestualità risultavano spontanee e lo sguardo più profondo.

Il percorso si conclude con le atmosfere rarefatte e sofisticate del gusto fin de siècle (1892–1924), fase in cui Boldini si emancipa definitivamente dalla ritrattistica ufficiale, inventando nuove silhouette e pose serpentine, affidate a pennellate rapide e taglienti, vere “sciabolate” di colore.

Fondamentale fu il tanto viaggiare, che lo porta dalla Spagna al Marocco, dall’Olanda alla Normandia, dalla Svizzera all’Italia, spesso in compagnia di Degas o di amici e committenti: «Il viaggio dell’arte intrapreso nel 1864 lo condusse da Ferrara a Firenze, poi a Londra e infine a Parigi, dove risiedette fino alla morte. L’innata curiosità lo spinse a cercare sempre nuovi stimoli, e i luoghi visitati divennero occasioni di incontro e ispirazione.

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