Tutto ciò che è familiare, quasi sempre si rivela il mondo più insondabile e avvolto di mistero.
Un'indagine sull'amore e sul desiderio attraverso
la rievocazione dei ricordi più struggenti

Il Segnalibro dell’Orso si occupa del nuovo romanzo di Chiara Valerio è ambientato a Scauri, un piccolo centro che si affaccia sul mare nel golfo di Gaeta. La vita quotidiana è quella tipica di provincia, scandita da relazioni forti, pettegolezzi micidiali e segreti condivisi.

Lea Russo, già protagonista del precedente romanzo Chi dice e chi tace di Chiara Valerio, è un avvocato che apparentemente ha una vita stabile e felice, ma è attraversata da dubbi e inquietudini interiori che sono l’asse portante di tutta la narrazione.

Un romanzo che usa la forma del giallo ma soltanto come cornice strutturale: il motore della trama è non tanto l’accadimento delittuoso o l’indagine per risolvere il mistero, quanto l’esplorazione di una comunità di persone, dei loro legami affettivi e la rievocazione della memoria del passato.

La vicenda prende avvio quando una bambina, Agata Palmieri, viene trovata morta nella propria casa: tutti sembrano convinti della colpevolezza della madre, ma il caso solleva interrogativi più profondi e generali sulla verità, sulla giustizia e sulla comunità.
Più l’avvocato Lea Russo si confronta con l’indagine e con il ruolo di difesa legale, più il suo mondo interiore prorompe con la forza e lo struggimento dei ricordi, in particolare di quelli relativi a Vittoria, una donna del suo passato che le ha cambiato il modo di percepire l’amore e il desiderio.

Vittoria è scomparsa già da qualche anno, ma Lea continua a chiedersi se sia innamorata di lei e non se ne sia resa conto. Vittoria ha fatto, consapevolmente, una cosa in vita: ha lasciato alcuni suoi movimenti, alcune abitudini, alcuni gesti in certe persone del paese che adesso Lea rivede e può condividere, come se Vittoria fosse ancora viva.
Lea va al bar e nota che c’è una persona che beve lo stesso cocktail che beveva Vittoria; va al mare e vede una suora che nuota come nuotava Vittoria; in paese incontra un bambino che fa un gioco che gli aveva insegnato Vittoria; in farmacia si vendono dei preparati galenici che aveva realizzato Vittoria.

Nel momento in cui Lea si fa la domanda se si sia innamorata di Vittoria, tutto il paese è pervaso dall’odore di Vittoria, dai gesti di Vittoria, come se Vittoria si fosse diffusa, scientemente, perché lei ha sempre voluto controllare la vita degli altri, con quell'eccesso di amore che è sicuramente controllo, come sostiene Chiara Valerio.
Attraverso questa ricerca, il libro offre riflessioni su amore, perdita, desiderio, inquietudine e responsabilità, mostrando come il passato non sia mai davvero concluso e come il ricordo trasformi continuamente ciò che è stato e ciò che è.
Intorno alla vicenda individuale, si delinea anche il ritratto di una borghesia di provincia capace insieme di cura, controllo, rivalità e solidarietà. Il titolo allude a un meccanismo di parole indirette e verità deviate, come nelle conversazioni “di rimbalzo” che si fanno in coda alle poste: un’immagine perfetta per un romanzo in cui tutto passa attraverso gli altri, la memoria e i discorsi condivisi.

I temi di questo romanzo sono tanti, ma basterebbe citarne uno soltanto: AMORE, amore per le persone del passato, che non ci sono più, amore per la memoria e per il ricordo. Chiara Valerio non vuole sottostare alla retorica che il tempo lava e sbiadisce qualsiasi amore, qualsiasi dolore.
Sono passati tre anni dalla morte di Vittoria e Lea sta sempre a pensare che qualcosa non le è ancora chiaro. E quando le cose non sono chiare, non assomigliano al passato, piuttosto al futuro, perché del passato Lea sa un sacco di cose, del futuro non sa quasi niente, quindi vuole conoscere; ed ecco allora che Vittoria è ancora una novità per lei, per questo Vittoria è viva.

Questo approccio narrativo è estremamente commovente, soltanto la letteratura, quella vera come sa scrivere Chiara Valerio, è in grado di far rivivere i morti senza retorica convenzionale ma con il desiderio vibrante addosso di averli ancora al proprio fianco.

Nella nostra esistenza quotidiana siamo abituati, non c’è altro modo, a considerare il tempo in forma lineare; lo scorrere del tempo delimitato da un prima, un adesso e un dopo. Nella letteratura, e Chiara Valerio in questo né è maestra indiscussa, forse anche per la sua preparazione matematica, il tempo scorre nelle forme che l’autore decide. Ecco perché in “La fila alle poste” i ricordi del passato sono più vitali delle azioni del momento.

Ma Chiara ama non sostare sempre in un punto preciso e delimitato, il suo è un approccio narrativo continuamente in movimento. Ecco che nel romanzo i ricordi e il passato non coincidono, in qualche modo: per il semplice motivo che ogni volta che tu rievochi un ricordo, lo cambi, la memoria è una grandissima palestra letteraria perché ogni volta che tu rievochi, la memoria si trasforma.

Tutto il romanzo è attraversato dalla questione della felicità. Apparentemente Lea Russo ha una vita felice: una condizione agiata, una bella famiglia, un ruolo sociale invidiabile, una tenera storia con un’altra donna che ha, a sua volta, avuto una relazione con Vittoria (ancora lei che ritorna costantemente); eppure Lea Russo è inquieta, non infelice, ma percorsa da sensazioni di inquietudine.

Lea Russo è spesso scossa da desideri e i desideri ti possono portare in luoghi di infelicità; è molto curiosa, ha il coraggio di farsi domande molto scomode, e una volta che si è posta la domanda: “Sono stata innamorata di Vittoria Basile?” deve andare a cercare la risposta. Le domande vere di solito portano risposte che possono anche essere antipatiche. Per Lea la risposta alla sua domanda è terrificante, parziale, insoddisfacente, la sposta da una situazione di stasi appagata a una di scomodità instabile, genera moltissimi altri fantasmi: La risposta a quella domanda sarebbe un corpo, ma cosa facciamo quando i corpi delle persone che abbiamo amato, o detestato, non ci sono più?
Le foto sono relative alla presentazione del romanzo “La fila alle poste” di Chiara Valerio avvenuta il 21 maggio 2026, in occasione della rassegna "Leggere per non dimenticare", nella Sala Sibilla Aleramo della Biblioteca delle Oblate di Firenze; il giornalista Wlodek Goldkorn ha dialogato con l’autrice e l’attore Massimo Tarducci ha letto alcuni brani.










