Guerra, amore e una travagliata storia editoriale

Paolo Orsini • 4 giugno 2026

Addio alle armi: dalla traduzione clandestina agli Oscar Mondadori

La prima apparizione di Addio alle armi di Ernest Hemningway è del 1929. Sullo sfondo della Prima guerra mondiale, la storia è ispirata in parte all’esperienza dello stesso autore durante il conflitto. Si sviluppa tra il fronte e l’ospedale, con al centro una storia d’amore: quella tra Frederic Henry, un giovane tenente americano arruolato come conducente di ambulanze nell’esercito italiano e l’infermiera inglese Catherine Barkley. 

Secondo lo stile che ha reso Hemingway uno degli scrittori più importanti del Novecento, l’opera mostra, senza idealizzazioni, gli effetti della guerra sulla psiche e sul corpo. Il protagonista viene ferito, torna al fronte, assiste a una disfatta, diserta. Nella seconda parte del romanzo, cerca rifugio in Svizzera con Catherine, nel vano tentativo di costruire una nuova vita lontana dal conflitto. Il romanzo si chiude con una scena di solitudine, senza alcuna redenzione, soltanto il resoconto freddo e dettagliato degli avvenimenti, di ciò che è toccato alla Lost Generation, di cui Hemingway faceva parte, testimoniato anche dall’altro romanzo Fiesta.

La pubblicazione di Addio alle armi venne vietata nel nostro Paese dal regime fascista: il libro ledeva l'onore delle Forze Armate, descriveva la sconfitta dell'esercito italiano a Caporetto e lo stesso protagonista diventava un disertore. Così, nel 1943, una traduzione clandestina di Fernanda Pivano iniziò a girare in Italia, motivo per cui la traduttrice venne arrestata dai nazisti a Torino.

Arnoldo Mondadori e Giulio Einaudi, rifugiati entrambi in Svizzera dopo l’8 settembre 1943, avevano acquisito i diritti per parecchie opere di autori americani. Tra i due editori iniziò una competizione “la partita Hemingway” per aggiudicarsi le sue opere. Addio alle armi fu acquisito da Mondadori, mentre Einaudi si aggiudicò La quinta colonna, Fiesta, Avere e non avere, Morte nel pomeriggio (tradotto, poi, proprio da Pivano), I quarantanove racconti, Verdi colline d’Africa e Torrenti di primavera.

Addio alle armi venne anche censurata dal Minculpop perché si accusavano, senza mezzi termini, i vertici militari italiani di aver causato la disfatta di Caporetto del 1917. Inoltre, Hemingway aveva pubblicato, in occasione della presa di potere del fascismo, numerosi articoli fortemente critici nei confronti di Mussolini. 

Finita la guerra e sconfitto il fascismo, con i suoi ostracismi, divieti e censure, uscì agli inizi del 1946 per Arnoldo Mondadori Editore la prima edizione autorizzata di Addio alle armi in versione lusso, nella collana Il Ponte, con copertina rilegata e illustrazioni di Renato Guttuso (sovraccoperta compresa). La sovraccoperta, a tutta immagine, era avvolta da una fascetta volante (oggi ormai rarissima) con titolo e strillo pubblicitario.

Nella Roma liberata fin dal giugno del 1944, intraprendenti e disinvolti editori avevano tradotto e pubblicato titoli stranieri (americani, russi, francesi) senza porsi il problema dei diritti d’autore, pur di operare per primi in un mercato finalmente privo di censure e divieti. E Addio alle armi fu proprio una di queste edizioni che possiamo definire “pirata”. La casa editrice Jandi-Sapi la pubblicò, insieme ad altre, nel dicembre del 1945 con traduzione di Bruno Fonzi, intitolandola Un addio alle armi.

Finalmente nel luglio del 1949 apparve la traduzione di Fernanda Pivano che tanto aveva appassionato e ossessionato Cesare Pavese, nella collana Medusa della Mondadori. Mondadori aveva già una traduzione dell’opera, ma fu Hemingway stesso a imporre la traduzione della Pivano. Quando nel 1948 lo scrittore americano incontrò Pivano a Cortina d’Ampezzo e seppe delle traversie che il suo testo le aveva procurato e della prova di coraggio da lei dimostrata in occasione dell’arresto, volle che la sua, da quel momento in poi, fosse la sola traduzione di A Farewell To Arms autorizzata in Italia. 

Infine, nell’aprile del 1965 esordiva quella innovativa e fortunatissima serie settimanale di bestseller venduti non in libreria ma direttamente in edicola: gli Oscar Mondadori. E il primo titolo a essere pubblicato fu proprio Addio alle armi nella traduzione di Fernanda Pivano, con un riscontro di vendita eccezionale: sessantamila copie vendute nel primo giorno d’uscita del libro!

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