Una mostra con un marcato accento sull’aspetto spirituale della pittura.

Paolo Orsini • 30 aprile 2026

Opere in cui il colore e la luce invitano alla meditazione e all’introspezione, in una tensione costante tra

astrazione e spiritualità.

Fino al 23 agosto 2026, Palazzo Strozzi presenta un’imperdibile mostra dedicata al grande maestro dell’arte americana Mark Rothko attraverso una selezione straordinaria di opere, tra cui grandi dipinti mai esposti in Italia, provenienti da prestigiose collezioni private e musei internazionali come il MoMA e il Metropolitan Museum di New York, la Tate di Londra, il Centre Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington.

Mark Rothko definisce i suoi dipinti non come astratti, ma come "esperienze" vive di emozioni fondamentali come tragedia, estasi e fatalità. L'artista cerca di creare una connessione intima con lo spettatore, usando il colore per evocare luce e profondità, descrivendo l'arte come un'avventura nel mistero.

La sua arte attraversa varie fasi, dalla figurazione al Surrealismo, fino alle grandi campiture di colore in cui si dissolve il legame diretto con la rappresentazione della realtà. Per Rothko, fare arte significava interrogare in modo profondo l’incontro tra opera d’arte e pubblico.

Dal figurativo all’informale, dai colori più solari ai più umbratili e poi i neri e grigi e infine i lavori su carta realizzati quando era ammalato: presenti in mostra le opere significative dei 67 anni di vita di Mark Rothko, nato lettone ebreo, divenuto a 7 anni americano — per la fuga dei suoi dall’Impero russo — e morto suicida nel febbraio del 1970. 

Dopo la mostra best-seller dedicata al Beato Angelico, Marc Rothko sembra raccogliere metaforicamente il testimone, sia per le influenze del suo percorso artistico, sia per la continuità della Fondazione Palazzo Strozzi di voler diffondere il corpus espositivo in altre sedi istituzionali fiorentine: il Museo di San Marco, che riapre l’intero percorso museale e la Sala del Beato Angelico riallestita, con cinque opere esposte in altrettante celle affrescate dall’Angelico, e il Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana, con due opere in dialogo con lo spazio progettato da Michelangelo.

La mostra di Palazzo Strozzi inizia con i lavori neosurrealisti degli anni Quaranta realizzati con una sensibilità più fluida e metamorfica, preludio alla dissoluzione della forma in quelli successivi che verranno detti Multiforms, campiture di colore sospesi sulla tela che segnano il passaggio verso una totale astrazione.

Negli anni seguenti la tavolozza si fa più raccolta, dai verdi e blu fino ai toni bruni e rossi degli anni Sessanta. La relazione con l’architettura riemerge negli studi per i Seagram e gli Harvard Murals, con portali cromatici e soglie chiuse ispirate anche al Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana.

Il primo incontro dell’artista con Firenze risale al 1950, durante un viaggio insieme alla moglie Mell. L’artista rimane particolarmente affascinato dalla pittura di Beato Angelico al Museo di San Marco e dall’architettura del Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana. Quest’ambiente unico – che l’artista visiterà nuovamente nel 1966 – sarà fonte di ispirazione per la serie dei Seagram Murals, realizzata alla fine degli anni Cinquanta.

La mostra ripercorre le strategie di titolazione in Mark Rothko, con il radicale utilizzo del "Senza Titolo", analizzandone le diverse fasi come il superamento della numerazione “anti-espressiva” e l’adozione descrittiva dei colori. Emerge così il ritratto di un pioniere dedito a eliminare ogni ostacolo tra il pittore e l’idea, e tra l’idea e l’osservatore, restituendo un rapporto diretto con l’opera d’arte.

Mark Rothko ha sempre considerato fondamentale il rapporto tra la sua opera e lo spazio circostante, in particolar modo quando ha lavorato a cicli di dipinti per progetti ambientali di grande respiro, come la decorazione del Four Seasons Restaurant (poi ritirata) e la straordinaria realizzazione della Rothko Chapel a Houston. 

Più che un’installazione artistica, la Rothko Chapel di Houston è un’esperienza. Parzialmente ricostruita in Palazzo Strozzi, non è una chiesa né un museo; non è un luogo determinato da un significato assegnato a priori; non è un’istituzione ma un atto che si rinnova per ogni visitatore che vi entra. Lasciarsi avvolgere dalla sua luce e dal suo spazio può essere descritto come un vero e proprio esercizio spirituale.

L’architettura di Palazzo Strozzi e la città di Firenze sono lo scenario ideale per esplorare come Marc Rothko traduca in pittura la tensione tra misura classica e libertà espressiva, dando vita attraverso il colore a una nuova percezione dello spazio che oltrepassa la bidimensionalità della tela.

Il gruppo degli "Irascibili" era un collettivo di pittori espressionisti astratti,  che aveva formalmente protestato contro il MET (Metropolitan Museum of Art) di New York. Esclusi da una mostra nazionale sul contemporaneo, firmarono una lettera aperta denunciando la chiusura dell'istituzione verso l'arte astratta e figurativa moderna. Il gruppo criticava il museo per la promozione di uno stile accademico o figurativo conservatore, ignorando la vitalità della nuova scuola di New York.

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