"Tra noi", venti opere di Danielle McKinney in mostra al Museo Novecento di Firenze
Tra silenzi, attese e intimità domestiche, Danielle McKinney costruisce universi sospesi in cui ogni immagine diventa racconto.
Al Museo Novecento di Firenze si è inaugurata oggi e resterà aperta fino al 28febbraio 2027 “Tra Noi” mostra con una ventina di opere di Danielle McKinney che dialogheranno con alcuni dipinti e sculture provenienti dalla Raccolta di Alberto Della Ragione della collezione permanente del museo.
Protagonista della pittura contemporanea, Danielle McKinney (Montgomery, Alabama, 1981), è un’artista americana recentemente inclusa dalla rivista americana Time tra le 100 figure più influenti del mondo dell’arte del 2026.
Il percorso mette le opere di McKinney in relazione con alcuni maestri italiani del Novecento, tra cui Arturo Martini, Felice Casorati, Giorgio Morandi e Filippo de Pisis, mostrando le connessioni sui temi dello spazio, della figura e della luce.
Fanno da corredo all’esposizione pittorica una selezione di testi poetici di Lucille Clifton, Louise Glück e June Jordan, scelti dalla poetessa Elisa Biagini. È proprio in questa capacità di creare connessioni che risiede il valore della mostra: quello di realizzare un percorso espositivo ricco di suggestioni, capace di mettere in relazione linguaggi, sensibilità ed epoche diverse, di trasformare il museo in uno spazio d’incontro tra la storia dell’arte e la ricerca contemporanea.
Al centro della mostra è la pittura di McKinney che evoca, attraverso un uso magistrale del colore e del chiaroscuro, atmosfere sospese dove il tempo sembra essersi fermato: interni costruiti con precisione in cui figure femminili sono immerse in momenti di solitudine e di quieta introspezione.
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“Tra noi” è un progetto che invita lo spettatore a concentrare lo sguardo contemplando in silenzio le immagini per confrontarsi con le tematiche intimamente umane come la solitudine, l’introspezione e il rapporto con noi stessi e con gli altri.
“Il Museo Novecento rinnova, con la mostra di Danielle McKinney, l’attenzione che da sempre dedica alle protagoniste dell’arte contemporanea, da Jenny Saville a Louise Bourgeois, da Cecily Brown a Helen Chadwick e Haley Mellin, fino alle voci più giovani come Oleksandra Horobets” ha detto Sergio Risaliti direttore del Museo Novecento.
“Tra noi” propone uno sguardo contemplativo, capace di sottrarsi alla fruizione superficiale e caotica delle immagini a cui siamo esposti continuamente. Le figure femminili di McKinney, immerse in ambienti di quieta eleganza e sospese in una dimensione di intimità, ci invitano a interrogarci sul modo in cui guardiamo le altre persone, su come le giudichiamo e, soprattutto, su come guardiamo noi stessi.
Le sue opere ci chiedono un cambio di prospettiva: non siamo più soltanto spettatori, ma diventiamo a nostra volta oggetto dello sguardo, chiamati a confrontarci con la nostra interiorità.
“Attraverso l’allestimento degli spazi, la selezione delle opere della collezione permanente, la scelta dei colori e le luci, abbiamo cercato di ricreare all’interno del museo quelle atmosfere raccolte e sospese che abitano i dipinti di Danielle Mckinney e che l’artista, con pochissimi elementi e una straordinaria sensibilità, riesce a evocare, risvegliando in ciascuno di noi emozioni e ricordi profondamente personali”, ha detto Stefania Rispoli, co-curatrice della mostra.
La mostra così si propone come un invito a rallentare, a concedersi del tempo e a fermarsi a osservare. Anche l'allestimento contribuisce a rafforzare questa esperienza. Lo spazio espositivo richiama l'atmosfera raccolta di un ambiente domestico, trasformando il museo in un luogo che possiamo abitare più che attraversare.
Le sue figure femminili abitano una dimensione allo stesso tempo di intimità e di libertà, attraversata da una sensualità speciale, che non cerca lo sguardo né l'approvazione degli altri, ma esiste per sé stessa: una sensualità autentica, soggettiva, profondamente personale.
Con un lirismo intenso e sofisticato, le tele di Danielle Mckinney sembrano luoghi di raccoglimento in cui ogni minimo gesto acquista intensità. Le protagoniste dei suoi quadri sono donne ritratte in momenti di solitudine all’interno di ambienti domestici costruiti con precisione, come piccoli teatri di intimità.
Allo stesso tempo vicine e distanti, sono sospese e assorte nei loro pensieri, mentre in altre tele Danielle McKinney dà voce anche ad altre donne, creando un intreccio di sguardi e sensibilità che attraversa la mostra e ci parla di sorellanza, di corpi, di desiderio, di ricordi, di case.
Osservarle significa assumere il ruolo di testimoni silenziosi, ospiti discreti di una scena già iniziata, destinata a proseguire oltre la nostra presenza. I loro sguardi e le pose sembrano accoglierci su una soglia invisibile che può essere attraversata solo in punta di piedi, osservare e lasciarsi avvolgere dall’atmosfera evocata dalla pittura, senza pretendere di conoscere il prima e il dopo della ‘sceneggiatura’, lasciando altresì aperta la struttura narrativa.
Formatasi inizialmente come fotografa, Mckinney costruisce immagini dalla forte impronta cinematografica che dimostrano una profonda consapevolezza della relazione che si crea tra chi guarda e chi viene guardato. Le sue opere rielaborano una lunga tradizione iconografica che ha rappresentato il corpo femminile come oggetto del desiderio e della contemplazione maschile, decostruendolo dall’interno.
Le sue donne, invece, sembrano sottrarsi alle aspettative esterne, liberate dal lavoro, dalle relazioni e dalle aspettative che il mondo proietta su di loro, esistono per sé stesse. È forse proprio in questa dimensione di silenziosa verità che ogni donna riconosce qualcosa di sé, una spinta a domandarsi: “Cosa rimane di noi quando restiamo sole?” “Cosa offriamo allo sguardo altrui, fuori dalle logiche del possesso e della dipendenza?
Il dialogo con la storia dell’arte passata si evidenzia anche nella qualità pittorica delle sue opere. Le sue figure emergono lentamente da fondi scuri attraverso un uso magistrale del colore che richiama la tradizione del Tenebrismo seicentesco ispirato a Caravaggio e ai caravaggeschi, mentre improvvisi accenti cromatici, dati da un abito o una sciarpa, dallo smalto sulle unghie o dal bagliore di una sigaretta, intercettano e guidano il nostro sguardo. All'interno delle sue stanze compaiono opere d'arte, oggetti di design, porcellane e riproduzioni di grandi maestri come Picasso e Matisse, che evocano riferimenti all’arte del passato.










