L’artista dello spirito CARLO SCHLATTER in mostra a Palazzo Medici Riccardi

Paolo Orsini • 28 gennaio 2026

Pur avendo partecipato alcune esposizioni, l’artista stentava a privarsi delle proprie opere, gelosamente conservate come unitario lascito testamentario spirituale.

La mostra, dedicata all'opera di Carlo Adolfo Schlatter e al suo mondo interiore, propone un viaggio attraverso pittura e grafica, dal genere paesaggistico a quello simbolista, fino alla ricostruzione parziale dell'apparato studio dell'artista che attualmente si trova nella casa in Viale dei Mille a Firenze.

Fu fortemente orientato alle pratiche teosofiche propugnate dalla società teosofica che nacque a New York nel 1875 grazie ad Elena Blavatskij, e alla quale aderirono personaggi carismatici come Jiddu Krishnamurti, e celebri artisti come Mondrian, Kandinsky e i futuristi.

Carlo Schlatter si riconosceva iniziato alla missione di diffondere attraverso l'arte la totalità dell'essere e di ritrovarvi la via di espressione e manifestazione della cosmologia teosofica. Tali pensieri sono espressi dalle opere selezionate per questa importante occasione espositiva e dai molti libri presenti.

Il percorso si apre con l'autoritratto e il ritratto della moglie Emma Moni, musa e presenza fondamentale anche dopo la prematura scomparsa. La loro unione profonda rappresenta la radice emotiva e spirituale dell'opera di Schlatter. Nella teosofia l'artista elabora il dolore in conoscenza, luce e rinascita artistica.

Il tema del paesaggio è stato uno dei territori creativi più amati da Carlo Schlatter fin dalla gioventù. La sua prima produzione affonda le radici nell'eredità romantica e macchiaiola, ma ben presto se ne distacca per approdare a una dimensione interiore dove il naturalismo lascia spazio alla visione spirituale.

L'artista propone con stile misurato e pacato il tema dell'educazione al lavoro, già caro ai macchiaioli e in particolare a Silvestro Lega. La natura e il luogo sono specchio dell'anima; ogni luce, ogni atmosfera, ogni vibrazione cromatica allude ad armonie interiori, a una tensione verso la trascendenza.

Carlo Schlatter ha dipinto molti paesaggi marini, ora en plein air alla maniera macchiaiola, ora come specchio dell'interiorità e soglia verso l'ignoto. L'acqua si fa sostanza primordiale, materia dell'anima in perenne mutamento; le marine si configurano dunque come veri e propri paesaggi esoterici.

La linea dell'orizzonte segna il limite tra il visibile e l'invisibile, tra il mondo terreno e la dimensione spirituale. I ritmi cosmici delle onde riflettono la vibrazione universale e la tensione ascetica dell'artista, nel desiderio di fusione con l'infinito. Il mare diventa così metafora del viaggio dell'anima e della ricerca della conoscenza interiore.

Dal superamento del realismo all'abbraccio di un linguaggio idealista e visionario, ogni soggetto nelle opere di Schlatter è portatore di valori spirituali e dimensioni mistiche. Colori, forme e figure si trasformano in segni di energie cosmiche per un percorso di ascesi e di liberazione della coscienza.

Il contrasto della transizione fra forze opposte è messo in evidenza emblematica in molte sue opere. In questo dualismo tra calore e freddo, dove vince l’immobilità, si cela la rappresentazione del conflitto eterno tra materia e spirito, tra ombra e luce che attraversa tutta l’opera di Schlatter.

Possiamo considerare Carlo Schlatter un vero e proprio teosofo interessato alla scienza concernente il divino e lo spirito. Nei suoi volumi manoscritti e illustrati, dove parola e immagine condividono un equilibrio perfetto, indaga i temi principali della teosofia.

Per lui scrittura e pittura scaturiscono da un'unica necessità interiore: rendere visibile l'invisibile e guidare l'anima oltre la soglia del mondo sensibile. Ogni pagina è concepita come un luogo sacro dove il gesto artistico si fa preghiera, e il libro stesso assume il valore di oggetto spirituale, veicolo di rivelazione e strumento di elevazione dell’anima.

La città di Firenze ospita la Casa Museo che è situata nel villino costruito in Viale dei Mille alla fine dell’‘800 da Carlo Adolfo Schlatter, dove ha vissuto e lavorato. È stata la prima casa del viale e conserva tutto il fascino di quell'epoca. 

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