ERTÉ artista capace di influenzare moda, teatro, cinema e arti grafiche con un rigore stilistico senza precedenti
Una figura di rilievo dell’Art Déco, artista russo di nascita
ma francese a tutti gli effetti, una personalità poliedrica.

ERTÉ, Lo stile è tutto, fino al 15 settembre: il Labirinto della Masone, della Fondazione Franco Maria Ricci, a Fontanellato in provincia di Parma, dedica la sua nuova mostra a Erté, una delle figure più emblematiche del gusto Art Déco.


Il Labirinto della Masone è un luogo multiforme: un laboratorio editoriale, un museo che ospita centinaia di opere d’arte dal Rinascimento al Novecento e spazi per mostre temporanee, il tutto circondato da uno straordinario labirinto di bambù.
Era il 1977 quando Franco Maria Ricci promise all’amico e collaboratore Jorge Luis Borges, lo scrittore che più di tutti seppe cogliere e raccontare la simbologia del segno labirintico, che un giorno avrebbe costruito il dedalo più grande del mondo proprio in quei campi in cui i due erano soliti passeggiare.


Le architetture del Labirinto si integrano armoniosamente con il paesaggio circostante e sono ispirate alle utopie neoclassiche di Boullée, Lequeu, Ledoux e Antolini. Un repertorio di forme sospese, perché mai realizzate, ma che continua proprio per questo a proporsi come modello di un’architettura nuova, erede consapevole di un lungo passato.


Gli edifici del Labirinto della Masone sono stati progettati da Pier Carlo Bontempi, architetto di Parma noto e attivo su un piano internazionale che con Franco Maria Ricci condivide l’amore per le forme classiche, per una tradizione italiana ed europea fatta di opere concluse ma anche di visioni e fantasie rimaste sospese e come in attesa.

In questo contesto, assume maggiore suggestione la mostra dedicata a Erté, scenografo, costumista e artista visivo tra i più poliedrici e visionari del Novecento, che seppe fondere in un linguaggio inconfondibile gli elementi decorativi e simbolici della modernità nel periodo tra le due guerre mondiali.
I suoi disegni, tra geometrie sofisticate ed eleganze impossibili,
raccontano il mutare degli stili e l’inarrivabile mondo delle dive,
ma anche il dialogo tra alta moda e cultura di massa.

Il percorso espositivo propone oltre centocinquanta opere, tra disegni, bozzetti, pochoir, litografie, documenti e materiali cinematografici, con particolare attenzione agli anni Dieci, Venti e Trenta, considerati il momento più originale e felice della sua lunga carriera. Accanto ai prestiti da collezioni private italiane e internazionali, sono esposte anche le ventotto opere appartenenti alla collezione Franco Maria Ricci.



In un momento storico in cui l’Europa cercava di dimenticare gli orrori del primo conflitto mondiale, Erté offrì un rifugio fatto di eleganza, perle e piume, un mondo “disimpegnato e irresponsabile” ma profondamente colto. La sua arte ha saputo unire l’alto artigianato alla cultura di massa, rendendo i suoi figurini icone intramontabili.

L’allestimento, di forte impatto scenografico, accompagna il visitatore nell’universo visivo di Erté attraverso sezioni tematiche che approfondiscono i principali ambiti della sua attività: dai figurini al teatro e al Music Hall, dalle collaborazioni editoriali alle celebri serie dell’Alfabeto e dei Numeri. Posti in dialogo con i capolavori esposti, gli abiti in carta realizzati dall’artista Caterina Crepax offriranno infine un’interpretazione fantastica e tridimensionale delle creazioni di Erté.
Erté non è stato solo un disegnatore, ma un architetto dell’effimero, capace di tradurre il lusso e l’esotismo in forme grafiche essenziali e scattanti. Giunto a Parigi dalla Russia nel 1912, Erté (nato con il nome di Roman Petrovič Tyrtov e poi traslato in francese come Romain de Tirtoff) inizia a lavorare giovanissimo per Paul Poiret, il couturier che avrebbe rivoluzionato la moda del primo Novecento.
Dal 1915 collabora con Harper’s Bazaar, rivista per cui realizza oltre duecento copertine fino al 1937. Grazie a questa lunga collaborazione, che contribuisce a definire l’immaginario visivo dell’Art Déco, si afferma come illustratore a livello internazionale. I suoi lavori compaiono anche su Vogue, Cosmopolitan e The London News, consolidando la sua fama su entrambe le sponde dell’Atlantico.

Disegna costumi per il Music hall e per le grandi produzioni teatrali che animano la Parigi e la New York degli anni Venti, arrivando fino al cinema di Hollywood: da Mistinguett a Marion Davies, da Sarah Bernhardt a Mata Hari, le creazioni di Erté trasformano ciò che è ordinario in straordinario.
Le sue scene per le Folies-Bergère e le Ziegfeld Follies diventano veri e propri paesi delle meraviglie grazie a invenzioni memorabili come i “sipari viventi” e i “costumi collettivi”. Non sorprende che i suoi disegni abbiano avuto tanta risonanza: innovativi, eleganti e stravaganti, sono divenuti icone di un Déco sfavillante e interpreti di un’estetica profondamente affine all’universo di Franco Maria Ricci.

Fu proprio l’editore a pubblicare, nel 1970 per la collana I Segni dell’Uomo, il primo importante volume in lingua italiana dedicato a Erté, con un testo di Roland Barthes. In quell’occasione alcune sue opere entrarono a far parte della collezione oggi conservata presso il Labirinto della Masone, di recente arricchita con l’acquisizione di quattro ulteriori disegni dell’artista russo.
Prima o dopo la visita alla mostra di Erte e alle opere della collezione permanente della Fondazione Franco Maria Ricci (segnaliamo opere di grande importanza di Ligabue, Vittorio Corcos, Adolfo Wildt, Francesco Hayez e molti altri) è d’obbligo una passeggiata nel Labirinto della Masone.

È un parco unico nel suo genere. Concepito dall’editore, bibliofilo, designer e collezionista Franco Maria Ricci, è stato inaugurato nel maggio 2015. Il Labirinto della Masone è il più grande esistente composto interamente di piante di bambù: in totale sono circa trecentomila, appartenenti a diverse specie, alte tra i 3 e i 15 metri.

Suggestive gallerie vegetali incorniciano i corridoi del labirinto, offrendo ai visitatori riparo e la sensazione di trovarsi immersi in una dimensione sospesa. Bambù dal fusto maculato, striato o di tinte inusuali rivelano scorci sorprendenti anche grazie alle diverse dimensioni raggiunte dalle varie tipologie. A differenza del bosso, pianta tradizionalmente impiegata nella realizzazione di giardini-labirinto, il bambù cresce e si propaga ad una velocità sorprendente. In più non si ammala, non perde le foglie e a causa della sua impaziente crescita assorbe grandi quantità di anidride carbonica, lasciando a noi l’ossigeno

IL SEGNALIBRO DELL’ORSO consiglia vivamente una gita a Fontanellato (Parma):
c’è tempo fino al 15 settembre per ammirare la mostra di Ertè,
senza tralasciare una camminata nel labirinto.











